Esiste la coppia perfetta?

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Le formule spiegano il mondo: ce n'è una per l'amore perfetto, una per la pizza più gustosa, una per il cosmo intero... E per quanto riguarda le coppie, il matrimonio perfetto (forse) non esiste, ma si può provare a farlo durare per sempre... anche con la matematica, con l'equazione di Gottman e Murray.

Lo avevano intuito già gli antichi Greci, anche se a metterlo nero su bianco fu Galileo Galilei: “L’universo è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche”

I calcoli di Galileo riguardavano i pianeti, la Luna, e fenomeni fisici come la caduta dei “gravi” (ovvero, dei pesi, che secondo certi racconti lo scienziato lanciava giù dalla Torre di Pisa). Ma in realtà la matematica si applica a tutto (come vi raccontiamo nel nuovo numero di Focus, in edicola dal 21 dicembre).



Se la coppia ha i numeri giusti. Prendete per esempio l'amore: il matrimonio perfetto (forse) non esiste, ma si può provare a farlo durare... con la matematica. Ne è convinto lo psicologo John Gottman, professore emerito all’Università di Washington (Stati Uniti), che ha messo a punto una formula per stimare la probabilità di fallimento di un’unione. Tale formula, a detta sua, funziona nel 90% dei casi.

Lo studio è iniziato negli anni ’90, esaminando coppie appena sposate: i due partner discutevano per 15 minuti, mentre i ricercatori assegnavano loro dei voti. Per esempio, a ogni sorriso e gesto affettuoso guadagnavano punti; con segnali d’insofferenza e battutine sarcastiche li perdevano. I ricercatori hanno poi seguito le coppie nel corso degli anni, per vedere come se la passavano.

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A partire da dati come questi, Gottman e James Murray, matematico della stessa università, hanno elaborato l’“equazione dell’amore”, che misura la reazione emotiva (positiva o negativa) di ciascuno dei due partner durante un dialogo. Sul lungo periodo, infatti, le chance di sopravvivenza della relazione dipendono proprio da queste reazioni.



Le due formule descrivono rispettivamente le reazioni di lei (Dt+1) e lui (Ut+1) al comportamento dell’altro. Per la donna: d è l’umore quando è sola; rDDt è l’umore quando c’è il marito; IUD(Ut ) è l’influenza esercitata dal partner. Nella formula per lui: u è l’umore da solo; rUUt è l’umore quando c’è lei e IDU(Dt  ) l’influenza di lei.

Nella pratica, l’equazione matematica conferma quanto il buon senso dice da sempre: la chiave di una relazione duratura è il dialogo. Per non arrivare ai ferri corti, dire quel che si pensa, senza essere aggressivi, funziona meglio che chiudersi nel mutismo. Serve un po’ di allenamento, ma si può fare.
Di certo conviene provarci: un’unione stabile fa stare bene, mentre convolare a seconde nozze non è altrettanto vantaggioso.

Secondo uno studio dell’Università di Chicago (Usa), chi lo fa ha il 12% di problemi di salute cronici in più rispetto a chi continua il primo matrimonio. Anche le statistiche non incoraggiano a lasciare la strada vecchia per la nuova: il 67% delle seconde unioni va a finire male, contro il 46% delle prime.
fonte >>> Focus


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