Sapete quali sono le bufale sulle elezioni politiche del 4 marzo?

Buongiornolink - Sapete quali sono le bufale sulle elezioni politiche del 4 marzo?

Come in ogni occasione di voto che si rispetti, durante la campagna elettorale proliferano sul web una serie di storie false a proposito di sondaggi, modalità di partecipazione e presunti brogli elettorali. Probabilmente stiamo entrando proprio in questi giorni nella fase calda pre-voto, quel periodo in cui impazzano sui social (insieme a tante notizie vere) alcune storie assurde e folli.

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Già ora, a dieci giorni dall’appuntamento alle urne, si può fare un breve riepilogo delle bufale più chiacchierate a proposito di partiti, simboli e circoscrizioni estere.

1. Il falso sondaggio secondo cui il Movimento 5 stelle è al 48%

Si tratta di una storia molto condivisa sui social questa settimana, ma che in realtà è solo una vecchia bufala già più volte smascherata e riciclata. Il contenuto è molto semplice: secondo un sondaggio proveniente dall’estero (per alcuni la fonte è Bbc, per altri è Der Spiegel) il Movimento 5 stelle sarebbe decisamente il primo partito italiano, con la stratosferica percentuale del 48,4%.

Il Partito democratico sarebbe al 20%, mentre sia Forza Italia sia Lega Nord si piazzerebbero intorno al 10%.




Per quanto esista sempre una certa dose di incertezza nei risultati dei sondaggi (soprattutto quando esordisce un nuovo sistema elettorale, come in questa occasione), i valori forniti dal sondaggio fake sono distanti rispetto a quelli realmente diramati fino al 16 febbraio, visibili anche raccolti su Wikipedia.

L’immagine del falso sondaggio circolava in rete già da marzo dello scorso anno, quando fu ripresa – tra gli altri – da Giornalettismo, e anche Enrico Mentana ne aveva parlato su Facebook lo scorso dicembre.

Curiosamente, in alcune versioni dell’immagine che accompagna la notizia compare ancora la vecchia data dell’8 marzo 2017, a dimostrazione del fatto che si tratta di una storia ormai datata che è stata rispolverata proprio nel periodo di campagna elettorale. Si noti, tra l’altro, la presenza di partiti diversi rispetto a quelli candidati alle elezioni del prossimo mese. Ovviamente non si tratta dell’unico sondaggio falso in circolazione, tanto che, soprattutto su Facebook, sembrano essere molto numerosi gli utenti che azzardano numeri a casaccio, ovviamente sempre gonfiati a favore del partito di appartenenza.

2. La fantomatica esclusione delle liste di destra per l’estero

Un altra storia che ha suscitato indignazione sui social è la presunta estromissione dei simboli dei partiti di destra dalle schede elettorali per chi vota dall’estero. L’immagine utilizzata per accompagnare la notizia si commenta da sé, dato che i simboli scandalosamente scomparsi sono in realtà presenti.



Secondo chi ha condiviso questa bufala o altre versioni analoghe, tutti i simboli dei partiti di destra sarebbero stati estromessi, mentre si nota facilmente la presenza di un simbolo unico per “Salvini, Berlusconi, Meloni”, ossia Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Tecnicamente è scorretto anche sostenere che manchino i simboli dei partiti, in quanto (seppur molto in piccolo) sono riportati sotto ai nomi dei tre leader degli schieramenti politici. Va detto che la scelta dei tre maggiori partiti di destra di presentarsi con un simbolo unico è stata, appunto, una scelta, evidentemente dovuta a una decisione strategica.

Effettivamente mancano all’appello alcuni partiti di destra, come ad esempio CasaPound, ma la vicenda è perfettamente chiara: per potersi presentare all’estero è necessario soddisfare alcuni requisiti, come la raccolta di un numero sufficiente di firme. Non tutti i partiti sono quindi riusciti a completare l’iter per arrivare a porre il proprio simbolo sulle schede, come ha ammesso CasaPound su Facebook. Per la cronaca, sulle schede mancano anche i simboli di alcuni partiti di tutt’altro orientamento politico, come Potere al Popolo, per il medesimo motivo.

3. Plichi elettorali all’estero inviati insieme alle pubblicità del Pd?
Dipende da che cosa si intende con la parola insieme. Effettivamente, almeno secondo quanto riportato da diversi elettori sui social, sembra che in alcune occasioni il plico elettorale sia stato consegnato per posta contemporaneamente a qualche santino dei candidati. Pare che ciò sia accaduto prevalentemente per gli esponenti del Partito democratico ma, come riporta NextQuotidiano, ci sono stati casi anche per i partiti di centro-destra.



Tuttavia, il fatto che la consegna dei plichi e delle pubblicità sia avvenuta lo stesso giorno non significa che si stesse parlando di una spedizione unica, e infatti si tratta di due prodotti postali ben distinti. Il motivo della perfetta (e secondo alcuni sospetta) coincidenza temporale è che il periodo della consegna dei plichi elettorali è di pubblico dominio, così come è possibile accedere alla lista degli elettori iscritti all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero). Alcuni partiti, dunque, ne hanno approfittato per inviare per posta i propri volantini promozionali agli indirizzi indicati all’anagrafe, sperando di avvicinarsi il più possibile alla data di effettiva consegna dei plichi elettorali. E in alcuni casi sembra siano riusciti a sincronizzarsi alla perfezione. Si potrebbe contestare che la legge consenta di mettere in atto simili strategie elettorali, ma secondo le norme attuali è perfettamente legale.

4. Le schede per l’estero non vidimate (giustamente)
Un altro evergreen delle bufale elettorali, che puntuale è tornato alla ribalta negli ultimi giorni, è la storia delle schede all’estero che vengono spedite senza essere state timbrate. Come avevamo già spiegato qui su Wired in occasione del referendum del dicembre 2016, si tratta della procedura prevista da una legge del 2001 che serve proprio per ridurre al minimo le possibilità di brogli elettorali. Chi invita gli italiani all’estero a non votare per l’assenza del timbro, dunque, sta contribuendo a diffondere disinformazione.
fonte >>> Wired

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